Nuove indicazioni del MASE sui PFAS

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha pubblicato sul bollettino “Sostanze chimiche – Ambiente e Salute” di giugno 2025 le ultime indicazioni relative ai PFAS, sostanze chimiche pericolose ampiamente utilizzate in diversi settori industriali e prodotti di consumo e tristemente ribattezzate "forever chemicals" a causa della loro persistenza.

Il bollettino fornisce linee guida sintetiche rivolte al grande pubblico sull’uso sicuro di queste molecole e sui rischi connessi, nel rispetto del regolamento REACH (CE n. 1907/2006). I PFAS, noti per la loro resistenza chimica, la repellenza a acqua e olio e la stabilità ad alte temperature, si trovano in numerosi materiali, dai tessuti trattati, alle schiume antincendio, ai semiconduttori, ai dispositivi medici.

Nonostante le proprietà funzionali, queste sostanze presentano notevoli rischi ambientali e sanitari: persistono nel suolo e nelle acque, accumulandosi negli ecosistemi e negli organismi, e sono associate a effetti sulla salute quali disturbi tiroidei, alterazioni del colesterolo, problemi di fertilità, immunotossicità, danni epatici e tumori ai reni e ai testicoli.

Alcune molecole specifiche, come PFOA e PFOS, sono classificate come PBT o vPvB (persistenti, bioaccumulabili e tossiche) e sono incluse nella Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti. La loro produzione, uso e smaltimento sono regolamentati dal regolamento (UE) 2019/1021.

Per quanto riguarda il REACH, alcune restrizioni sono già in vigore: il regolamento (UE) 2021/1297 limita la produzione e l’immissione sul mercato dei PFAS a catena lunga (C9-C14), mentre il regolamento (UE) 2024/2462 riguarda i PFAS a catena corta, come il PFHxA, e le loro sostanze correlate. Inoltre, alcuni PFAS sono stati inseriti nell’elenco delle SVHC (Substances of Very High Concern) per l’elevata pericolosità.

A inizio 2023, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia hanno avanzato una proposta di restrizione totale sui PFAS all’ECHA.

La proposta è attualmente in valutazione dai comitati scientifici dell’ECHA (RAC e SEAC) e prevede fasi di consultazione pubblica. Sarà però la Commissione Europea che sulla base dei pareri ricevuti definirà le restrizioni finali.